Cadine (Trento), 9-10 ottobre 2010

(Irmgard Knab - PiB, Ottmaring-D)

 

 

Mi chiamo Irmgard Knab e sono da più di 25 anni insegnante di religione in una scuola ad (Augusta) nel sud della Germania; l’età dei miei alunni va dai 7 ai 16 anni.

È stato per me occasione d’impulso professionale molto importante, quando qualche anno fa ebbi la possibilità di veder nascere e sperimentare con altri colleghi l’esperienza educativo-didattica del “Dado dell’Amo­re”. Vorrei raccontare molto brevemente la sua storia. Una Collega, Roseli Weber, pedagogista speciale per bambini con disagi psichici, aveva come compito di seguire in Svizzera un gruppo di bambini e preadolescenti durante i fine settimana secondo un programma specifico di sviluppo.

 

Alla fine dell’incontro, per consegnare a questi giovani qualcosa di visibile da portarsi a casa, lei ha inventato questo dado con i sei punti, corrispondenti alle sei facce (che già ieri Pierre ha presentato). Essi sono caratteristici aspetti dell’amore cristiano, la cosiddetta “arte di amare”, di cui abbiamo già sentito parlare in questi giorni, e cioè: amare tutti, amare per primi, amare i nemici, farsi uno, ecc. Roseli Weber è rimasta sorpresa dagli echi positivi giunti dagli stessi allievi e dalle famiglie che apprezzavano questa originale intuizione, ma soprattutto per le molte, bellissime esperienze   fatte a casa.

 

Da allora questo dado ha avuto una vasta diffusione fra bambini e giovani, ma pure tra gli adulti.

 

L’idea di introdurre il dado nella mia scuola mi ha affascinato. Nello stesso tempo mi sono resa conto che il concetto “amore” per i miei ragazzi aveva un significato tutto diverso e che quelle nostre massime potevano scadere in qualcosa di non contestuale ai loro schemi. Bisognava quindi tradurle nel loro linguaggio. Inoltre i nostri alunni portano in sé una scala di valori tutta diversa, soprattutto riguardo ai concetti di “ prossimo” e di sé stesso. E questo si esprime chiaramente anche nel loro pensare ed agire.

 

Per me è stato di nuovo una sfida andare incontro ai ragazzi in modo adeguato, cónsono al nostro stile di vita, farmi uno con loro, capirli dal di dentro e offrigli nello stesso tempo dei valori educativi adatti ai loro contesti. Per motivare gli alunni ad un modo di pensare nuovo, e cioè aiutarli a pensare una volta anche agli altri mettendosi nei panni dell’altro, ho dovuto sempre inventare di nuovo altre strategie pedagogiche. In tutto ciò mi sembra però importante che i ragazzi non si sentissero costretti, ma che invece cominciassero a conquistarsi una propria comprensione interiore per nuovi modelli di comportamento.

 

 Vorrei adesso proporvi alcuni approcci didattici che ho provato io stessa:

 

  • Un primo elemento importante è stato l’elaborazione della Regola d’Oro: “Tutto quello che vi aspettate dagli altri, fatelo anche voi a loro!” (Mt.7,12) Questa regola fa sí che pensando ai propri bisogni li si metta in relazione con quelli degli altri, perché i bisogni altrui in fondo sono molto simili ai nostri e ci legano gli uni con gli altri, ma anche che è legittimo di avere propri bisogni ed esprimerli, per esempio: di voler essere rispettato. Però se voglio essere trattato con rispetto, devo anch’io trattare l’altro con rispetto. Non è sempre facile esercitarsi in questo modo di vedere le cose, perché tanti ragazzi partono sempre dall’idea che è l’altro che deve fare il primo passo. Se invece capiscono che ognuno deve cominciare da parte sua, allora fanno l`esperienza di aver fatto qualcosa di valido (un’azione d’oro). Questo agire crea amicizia, buoni rapporti, soddisfazione e gioia ecc.

 

  • Come successivo passo, per esercitarsi, viene messo in gioco il dado. Da parte mia ho sviluppato alcune strategie analitiche di sviluppo del comportamento prosociale assieme ad una classe di ragazzi di 14 anni. Vi si possono leggere alcuni punti importanti, quali: “guardare con gli occhi dell’altro”, “andare incontro all’altro”, “fare del bene all’altro”, … e concetti ancora più concreti come “salutare l’altro gentilmente”, “aiutarsi a vicenda”, “assumersi alle volte anche un compito meno bello” ecc.

 

 

I motti del dado:

Andare incontro all’altro - salutare gentilmente - trattare l’altro con cortesia - ringraziare - fare un piacere all’altro

Insieme - aiutarsi a vicenda - prendere riguardo ai più deboli e ai nuovi nella classe - non escludere nessuno

Fare del bene all’altro - assumersi alle volte anche un compito meno gradevole - rispettare l’ordine - dare una mano, se richiesto - dividere con altri qualcosa di proprio

Guardare con gli occhi dell’altro - ascoltare l’altro fino in fondo - alle volte cedere e fare quello che l’altro desidera - aiutare l’altro, se ha problemi

 

Io sono o.k., tu sei o.k. - vedere il positivo in me - vedere il positivo nell’altro - essere pazienti se l’altro mi dà ai nervi - lodare l’altro

 

Dado della Pace Augustana 2006: Riconciliarsi - essere sinceri, non raccontare bugie - risolvere conflitti senza usare violenza - scusarsi dopo aver fatto uno sbaglio - accettare le scuse

 

  

 

 

 

(Stella Salin e Giovanna Girardini - Gruppo Tavolo Tuttopace, Trento)

 

 

Siamo Stella e Giovanna, rappresentanti di un gruppo di insegnanti della città di Trento. Abbiamo un obiettivo comune: portare la “fraternità”, lì dove operiamo, cercando di vivere e di trasmettere, innanzitutto ai nostri ragazzi, una cultura basata sui valori.

 

Perché la fraternità? Perché, come ebbe ad affermare Chiara Lubich[1], rispetto al trittico francese “Libertà, Uguaglianza, Fraternità” il principio della fraternità è quello più dimenticato, ma oggi più che mai importante, indispensabile per costruire una comunità autenticamente aperta agli altri. La fraternità per essere compresa e per divenire efficace, richiede di essere vissuta, è a un tempo un orizzonte d'impegno e una condizione di possibilità per il buon operare.

 

Lavoriamo in scuole diverse, dalla materna all’università, con metodi diversi, ma con la stessa convinzione: vivere in prima persona ciò che insegniamo. E’ stato naturale proporre l’esperienza del dado dell’amore o della pace: le sei frasi sono state riviste e adattate insieme ai nostri alunni, di modo che ognuno, anche di altre convinzioni e culture, le sentisse proprie.

 

Da 13 anni insegno in una scuola primaria di Trento centro. Dopo i drammatici fatti dell’11 settembre 2001, un gruppetto di 6 alunni che seguivo nell’ora in cui non si avvalevano della religione cattolica ha sentito fortemente il bisogno di rendersi protagonista nella trasmissione di idee e atti di pace, coinvolgendo anche gli altri compagni di classe: dalla diffusione del “dado”, all’idea di raccogliere gli atti di amore e di pace in un giornalino da distribuire in tutte le scuole della città, “perché Trento diventi la città della pace” .Il Giornalino Tuttopace ora arriva a tutte le famiglie di Trento attraverso il giornale di informazione del Comune.

 

Il Giornalino si sta rivelando veicolo di trasmissione di valori, di comunicazione tra scuola, famiglia e territorio sollecitando un andare e venire di esperienze, che contribuiscono a mettere in rete, diffondere e potenziare le realtà positive della città.

 

Si è costituita una redazione permanente, una commissione stabile di insegnanti: il Tavolo Tuttopace, con rappresentanza delle varie scuole. La sede è al palazzo del Comune e ad oggi partecipano al Tavolo una sessantina di insegnanti di diversa cultura.

 

Questo Tavolo di lavoro, da cui sono nate svariate azioni, iniziative, proposte, è luogo di autentico dialogo e confronto schietto di idee, metodi su realtà educative e sociali, che ci interpellano quotidianamente nelle nostre scuole. E’ lì che vengono valorizzate tante proposte di alunni, docenti, genitori. I colleghi più volte hanno espresso l’entusiasmo di poter lavorare insieme così e di trovare finalmente un luogo dove poter parlare di educazione.

 

Ecco alcune iniziative del “Tavolo”, oltre al Giornalino.

 

-                    E’ nata l’idea di realizzare in città un’aiuola per la pace, con il dado, inaugurata nel maggio 2004. E’ stata la prima giornata “Trento città della pace” che è diventata un appuntamento fisso, per le scuole. Ogni anno vede la rappresentanza di delegazioni di altre città e nazioni. Lo scorso maggio, 7° edizione presenti circa 3000 bambini, ragazzi e studenti…

 

 -                    Un corso di aggiornamento per rispondere all’esigenza di una formazione pedagogica sull’educazione ai valori dal titolo: “L’insegnante come attore di educazione alla pace” sostenuto dalle istituzioni che condividono gli obiettivi del nostro Progetto.

 

 -                    Carta di identità del Tavolo.

 

Vista la partecipazione sempre più ampia di docenti provenienti da varie esperienze, di culture diverse, è emersa la necessità di stendere delle linee programmatiche, una Carta di identità del Tavolo Tuttopace come impegno ad essere portatori di valori e testimoni di pace all’interno delle proprie scuole e dove emerge la metodologia della personale testimonianza (La pace comincia da me).

 

Infatti crediamo fermamente nella necessità di una pedagogia e pratica della pace che sappia legare coerentemente pensiero e vita, principi e azioni, valori ed esperienze. Siamo convinti della trasversalità di questa “speciale” educazione, strumento formativo oggi più che mai indispensabile, per quel salto di qualità che sta alla base della piena realizzazione della vita umana e del suo cammino di civiltà.

 

 -                    Quaderno operativo “Vivere la pace” per raccogliere le esperienze più significative nelle varie scuole, stampato in 10.000 copie dalla provincia e diffuso in tutte le scuole. E’ uno strumento educativo di 4 unità didattiche sull’educazione alla pace e ai valori (qui di seguito riportato).

 

 -          Progetto di formazione per genitori e docenti sulle alleanze educative tra scuola e famiglia.

 

Da rapporti quotidiani con i genitori, e dal fatto che in diverse famiglie ora si vive il “dado”, è nato il desiderio da parte loro di avviare una scuola per genitori dove questi valori possano essere condivisi e vissuti anche in famiglia per “diventare testimoni e modelli educativi” per i propri figli. Ad oggi coinvolge, oltre alle istituzioni, diverse associazioni che si occupano di famiglia. Sta maturando anche l’esigenza di trasmettere le varie discipline scolastiche leggendo gli avvenimenti, situazioni etc, nell’ottica della cultura della fraternità. Ci piace pensare ad esempio, all’insegnamento della storia o della geografia, considerando i vari punti di vista: valorizzando di più i trattati di pace, o considerando le diversità come ricchezze dei vari popoli e stati……… Ma sono innumerevoli le piste che potrebbero aprirsi.

 

Constatiamo che l’esperienza più forte che sottende a tutto è la formazione di uomini nuovi, che ad esempio non confondono l’essenza della parola amore. I valori diventano veramente parte della loro vita, entrano nella loro quotidianità, sono la radice profonda del loro essere.

 

 

 

Carta di identità del Tavolo TUTTOPACE

 

 

 

 

Siamo un gruppo di educatori-insegnanti, appartenenti ai diversi ordini e gradi di istruzione (dalla scuola dell’infanzia alla secondaria superiore), da tempo impegnati a vari livelli in iniziative di educazione alla pace.

 

Il Tavolo Tuttopace, nato ufficialmente nell’anno scolastico 2004/2005, mette in rete attualmente scuole di varie località: da Trento a Pergine, da Lavis, a Molveno, da Andalo, a Cassola, in provincia di Vicenza…, coinvolgendo bambini, ragazzi, studenti, insegnanti, dirigenti scolastici, associazioni, famiglie, istituzioni territoriali.

 

Nato come strumento per il coordinamento tra diverse realtà ed esperienze, progressivamente si è costituito come tavolo di lavoro” tra insegnanti che si incontrano mensilmente a Palazzo Geremia, a Trento.

 

Preziosa è stata la collaborazione con il Comune di Trento e con il Dipartimento Istruzione della Provincia Autonoma di Trento..

 

Partendo dall’esperienza personale e considerato il contesto sociale in cui viviamo (sempre più contrassegnato da condizioni di precarietà, perdita di ideali, individualismo diffuso, con molteplici conseguenze negative sul piano dei rapporti interpersonali, sociali e interculturali) avvertiamo l’importanza e la necessità di offrire una più precisa definizione delle finalità e degli obiettivi che come Tavolo Tuttopace ci si propone.

 

Innanzitutto, crediamo fermamente nella necessità di una pedagogia e pratica della pace che sappia legare coerentemente pensiero e vita, principi e azioni, valori ed esperienze,convinti della trasversalità di questa “speciale” educazione, strumento formativo oggi più che mai indispensabile, per quel salto di qualità che sta alla base della piena realizzazione della vita umana e del suo cammino di civiltà.

 

Ciò richiama noi educatori, per primi, alla corresponsabilità di vivere e di sviluppare (tra noi, con gli studenti e con la comunità tutta) una sempre più alta qualità di rapporti, segno di quella umanizzazione della vita che sta alla base di ogni ricerca, premessa indispensabile per la realizzazione di un comune miglioramento.

 

 E’ fondamentale per noi:

 

 1.sottolineare l’importanza della testimonianza personale e comunitaria quale dimensione fondamentale della professionalità docente, aperta al mondo dei valori,   tesa alla continua interazione tra teoria e prassi;

  1. 2.dare particolare rilievo alla relazione interpersonale e alla costruzione del senso di comunità, puntando a metter in atto quella convivialità che è dialogo costruttivo tra diversità, dimensione non chiusa e autocentrata, ma aperta all’incontro-confronto con le altre realtà;
  2. 3.confrontarci tra diverse impostazioni teoriche e prassi educative, avendo cura di valorizzare le dimensioni positive che uniscono e sollecitano la costruzione di contesti di vita migliore, di un mondo più unito;
  3. 4.approfondire la ricerca sull’educazione alla pace, valorizzando i molteplici contributi che ci provengono da importanti testimoni e studiosi, facendo tesoro anche delle esperienze realizzate a livello locale e delle metodologie che contraddistinguono le buone prassi educative;
  4. 5.promuovere una formazione continua degli insegnanti attraverso incontri periodici, finalizzati al potenziamento e allo sviluppo di competenze relazionali e sociali trasversali a tutte le discipline, in grado di cogliere ed evidenziare i semi della pace all’interno dei vari curricoli di studio.

 

 Nel tendere a tutto ciò ci proponiamo di:

 

 far leva su una comunicazione di qualità che, partendo dall’ ambito scolastico, pratichi i valori del rispetto, dell’accettazione, della comprensione empatica, della legalità, della reciprocità;

  • promuovere una gestione-risoluzione positiva dei conflitti;
  • attivare e concretizzare il lavoro pedagogico “di rete”;
  • valorizzare l’appartenenza alla comunità sociale, aperta al dialogo tra famiglie, tra gruppi, associazioni, istituzioni;
  • superare la frequente frammentazione delle conoscenze, mettendo in rapporto i saperi, comprendendone l’interdipendenza, ma anche la specificità;
  • attuare una didattica attenta alla cooperazione, per favorire la formazione di una “testa ben fatta”, di una comunità pensante e dialogica;
  • stimolare nella comunità docente, nei giovani, nei rapporti con le istituzioni, la creatività e la partecipazione, promuovendo azioni concrete di mediazione e di condivisione, tese alla giustizia e alla ricerca del bene comune.

 

 Siamo consapevoli che questi obiettivi di educazione alla pace (facendo nostra l’affermazione “la pace comincia da me”) saranno tanto più credibili e congruenti allo scopo che ci proponiamo quanto più essi si concretizzeranno come esperienza quotidiana di pace, vissuta in prima persona dagli educatori, con l’umile continuità dei piccoli passi e della testimonianza (a livello interpersonale, sociale, politico, culturale…), via irta e difficile, ma la più efficace per il raggiungimento di mete educative così alte.

 

Questo, in fondo, è il dono più prezioso che la comunità adulta può fare alle future generazioni, sviluppando assieme a loro un senso sempre più maturo e più alto di cittadinanza e di comunità, di fratellanza universale.

 

 


[1] Cf C. Lubich, La dottrina spirituale, Roma 2006, p. 343.

 

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