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Pensiero e vita, dialogo a tutti i livelli, armonia tra gli educatori. Una stimolante riflessione ha coinvolto 90 insegnanti di 7 Paesi europei.

Il mese scorso, giugno, è di solito critico nel mondo dell’educazione, per gli studenti, ma soprattutto per i docenti. Questi ultimi, infatti, sono alle prese con correzione dei compiti, riunioni, genitori preoccupati per l’esito finale dell’anno… Eppure, proprio in questo mese così intenso, un gruppo di docenti di 7 paesi europei (Francia, Italia, Spagna, Macedonia, Serbia, Croazia e Slovenia) ha deciso di prendersi tre giorni per riflettere con calma su possibili piste pedagogiche all’altezza dei nostri tempi.

Il seminario internazionale, dal titolo “Pedagogia in dialogo”, si è svolto a Skofia Loka, una deliziosa cittadina slovena. Novanta tra insegnanti, docenti universitari e operatori del mondo dell’educazione, si sono dati appuntamento nella scuola materna Raggio di Sole (Slovenia), in occasione del suo quindicesimo compleanno. C’è stata una condivisione di prassi educative, insieme ad un appassionato dialogo sulla novità che comporta per l’educazione, nella frammentarietà della società complessa, il valorizzare la dimensione relazionale e il porre al centro degli interessi culturali, sociali e religiosi la persona umana nella sua dignità e unità esistenziale.

La prima giornata è stata dedicata alla visita della scuola Raggio di sole, per assistere allo svolgimento della vita quotidiana di educatori e scolari. Si è respirata l’atmosfera di armonia, frutto del rapporto che si vive tra tutti: da chi prepara i pasti in cucina a chi lavora nell’amministrazione, dagli insegnanti agli assistenti. Tutti sono considerati educatori. E l’armonia tra gli adulti è contagiosa, coinvolge i bambini. Notevole anche il confronto continuo all’interno della comunità educante.

Il secondo giorno Giuseppe Milan, docente presso l’Università di Padova e l’Istituto Universitario Sophia di Loppiano, ha chiarito il significato della parola “dialogo” nell’ambito della pedagogia. «La vocazione fondamentale della scuola è quella di costruire il suo progetto integrale come dialogo che si sviluppa ad ogni livello: tra insegnante e bambino, tra insegnante e gruppo, tra insegnanti, con chi riveste un’autorità, con i genitori, con le famiglie, con la comunità socio-culturale di appartenenza, con il territorio, con la rete di scuole, con i saperi (storia, scienza e costumi della propria gente), con il mondo (nel “villaggio globale” siamo chiamati ad essere persone-pianeta). È dialogo-apertura che si fa ricerca continua, confrontandosi anche con il mistero, ciò che trascende ogni oggettività visibile: è dialogo con tutto ciò che è domanda, curiosità. Dialogo con tutto ciò che ci è straniero».

In questo orizzonte si è riflettuto sul tipo di scuola più adatta all’oggi. Una scuola in cui prevale l’apprendimento strumentale misurabile e competenze di tipo tecnico? Una scuola che mira ad un apprendimento relazionale, civile e valoriale, che guarda l’essere umano nel suo processo di maturazione integrale e non solo cognitiva? Un percorso che concili i due aspetti?

Nel pomeriggio Michele De Beni, docente presso l’università Sophia, e Giuseppe Milan hanno evidenziato come pensiero e vita si diano la mano.

 

L’ultimo giorno, la lettura di un testo di Chiara Lubich del ’59 ha rivolto lo sguardo dei partecipanti ad una scuola ideale, nella quale gli insegnanti educano prima di tutto se stessi, per poi educere: tirar fuori da ogni scolaro la verità che è in lui. La conclusione ha messo in rilievo l’esigenza di consolidare “ponti” fra diverse scuole ed esperienze, in modo da offrire contributi condivisi al mondo educativo, animati da resilienza, passione, coraggio e umiltà. Gli uomini e le donne del futuro se lo meritano.

 

DI SANDRA MUGNAIONI, MARIA DOLORES DÍAZ VAQUERO 

FONTE: CITTÀ NUOVA

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